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Le Banche del Futuro sono Qui e Ora (e non sono proprio banche)

Un viaggio verso la consapevolezza degli strumenti già a nostra disposizione per la libertà finanziaria del futuro...

Volcano News
Sep 7, 20267 min read

mmaginiamo di svegliarci domani mattina e scoprire che, per la gestione quotidiana del nostro denaro, le banche tradizionali non sono più indispensabili. Ci siete? Avete visualizzato questo scenario? Sì?

Ebbene, dovete sapere che non avete immaginato nulla di particolarmente originale, perché ciò che avete tratteggiato con la pura fantasia è una realtà tangibile, concreta, valida qui e ora. Non serve evocare scenari di fantascienza popolati da intelligenze artificiali e metropoli futuristiche: basta osservare con attenzione ciò che sta già accadendo oggi nel mondo delle criptovalute.

Immaginiamo una persona che conosce (senza tante necessità di approfondimento tecnico) Bitcoin, che custodisce gelosamente i sui satoshi, raccoglie i propri risparmi in stablecoin, gestisce i pagamenti tramite un wallet e una carta di credito collegata, e usa il proprio patrimonio digitale come garanzia automatizzata per ottenere un prestito. Un'infrastruttura del genere esiste già, e prende vari nomi a seconda delle sfumature e delle variabili tecniche che sottende: BTCFi, DeFi, e via discorrendo... La vera domanda è un'altra: quando una serie di strumenti finanziari smette di essere una semplice collezione e comincia a comportarsi come una vera banca?

Per capire dove stiamo andando è utile ricordare come ha sempre funzionato il sistema. Per decenni la banca è stata rappresentata da un conto corrente, ovvero un punto di riferimento per depositare e trasferire denaro. Dietro questa semplice interfaccia si cela una macchina complessa che custodisce fondi, registra operazioni, concede credito ed effettua conversioni valutarie. Una macchina che però agisce attraverso presupposti centralizzati, corruttibili, mediati dal pregiudizio e dall'errore umano.

Bitcoin ha iniziato a incrinare questo modello partendo dalla custodia. Attraverso un wallet non-custodial, chiunque può detenere direttamente le proprie chiavi private e controllare i propri beni senza intermediari, ovvero senza centralizzazione, corruzione, pregiudizio ed errore altrui. Questo passaggio garantisce un'autonomia senza precedenti, ma porta con sé, come ama dire il mio amico e divulgatore Demetrio Battaglia, un'inevitabile responsabilità: perdere le chiavi significa perdere l'accesso al proprio capitale. Punto, fine, stop.

Questa cosa vi fa paura? Preferite che siano altri a gestirvi? Vi fidate più di loro che di voi stessi? Se avete risposto affermativamente a queste domande, allora ve lo dico subito: Bitcoin non fa per voi. Continuerete a sperare di vivere nel migliore dei mondi possibili, a credere che l'euro digitale sia stato immaginato per proteggervi e per restituirvi sovranità monetaria, oppure a pensare che sia sempre meglio affidarsi alla cara e vecchia moneta di stato, emessa dalle banche centrali che hanno solo a cuore il vostro benessere.

A latere: ci possiamo fidare di loro?

Prima di procedere innanzi, però, credo sia giusto farvi vedere una cosa. Nell'estate del 1971 un certo Richard Nixon, all'epoca presidente degli USA, comunica al popolo statunitense che in base a un "provvedimento transitorio" l'emissione di dollari da parte della Federal Reserve sarebbe stata sganciata dalle riserve auree. Provvedimento così transitorio da essere ancora perfettamente vigente.

Ebbene, questo è l'andamento del prezzo in dollari statunitensi di un comune cono gelato in America, dagli anni Trenta ai giorni nostri. Notate qualcosa dal 1971 in poi?

Si chiama inflazione, ossia la perdita del potere d'acquisto di una certa moneta o mezzo di scambio. E no, non è una cosa inevitabile come vi hanno raccontato. Al contrario, l'hanno voluta loro, attraverso la stampa incontrollata e arbitraria di moneta.

Quindi, la prossima volta che pensate agli stati come ai più meritevoli della vostra incondizionata fiducia, tornate con la mente a questa eloquente immagine e pensateci un po' sopra. Perché forse, dico forse, la vostra posizione sarebbe un tantino da rivedere.

Bitcoin e stablecoin: deflazione, autocustodia e uso pratico nella vita di ogni giorno

La custodia è soltanto il primo tassello. Il secondo elemento fondamentale è rappresentato dal trasferimento del valore, di un valore, lo ricordiamo sempre, specie per i neofiti, costruito sulla base di un protocollo deflativo (esattamente come l'oro, bene a offerta fissa, ovvero limitata).

Bitcoin ha dimostrato che è possibile inviare denaro senza passare da un istituto finanziario. Poiché la blockchain principale non è nata per sostenere miliardi di micro-transazioni quotidiane, sono nate soluzioni come Lightning Network e i layer secondari. Si assiste così a un passaggio concettuale decisivo: Bitcoin non è più solo un asset da detenere, ma una rete globale da utilizzare per costruire un sistema globale di transazioni del tutto simili a quelle che avvenivano durante i secoli "pre-inflativi", ma col vantaggio oggettivo del digitale senza frontiere.

A questo punto si inserisce il tema della volatilità. Se Bitcoin rappresenta una riserva di valore nel tempo, non sempre risulta ideale per i pagamenti di tutti i giorni (l'oro è stabile e deflativo, ma oscilla nel breve periodo). Qui entrano in gioco le stablecoin, che ancorano il valore digitale a valute tradizionali come il dollaro, permettendo di separare chiaramente le funzioni all'interno del proprio patrimonio. Insomma, un sistema ibrido: le poche cose buone del sistema fiat money, e le tante cose buone del sistema hard money, insieme per costruire un'alleanza furba ed efficace.

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Con questi strumenti il sistema scompone ciò che nel conto tradizionale è unificato. Bitcoin diventa il capitale, la stablecoin la liquidità, la blockchain la rete di trasmissione, il wallet l'interfaccia e la carta crypto il ponte verso il mondo reale.

Per l'esercente, una carta crypto funziona come una qualsiasi carta di pagamento. Non occorre che il negoziante conosca l'infrastruttura sottostante, fatta di conversione automatica e registro distribuito. La rivoluzione finanziaria non deve necessariamente distruggere il sistema esistente, ma può utilizzarlo come ultimo miglio, dando vita a un modello ibrido in cui criptovalute e finanza tradizionale convivono.

La componente finanziaria

Il passaggio successivo riguarda l'utilizzazione del capitale. Attraverso la DeFi e la BTCFi, un asset digitale può essere impiegato come collaterale per ottenere liquidità immediata senza dover essere venduto.

In questo modo si passa dal chiedersi quanto valga il proprio Bitcoin al riflettere su come valorizzarlo all'interno di un ecosistema articolato. Abbiamo a disposizione wallet per la custodia, reti veloci per i pagamenti, stablecoin per la stabilità, carte per la spesa quotidiana e protocolli di credito. La struttura di una banca completa è già pronta, suddivisa nei suoi componenti essenziali.

Le banche tradizionali non stanno scomparendo, ma si stanno scomponendo. Si fa strada l'idea di una banca modulare, un'architettura personalizzabile in cui alcuni elementi sono decentralizzati e altri restano affidati a società o protocolli specifici.

Questa trasformazione non elimina la fiducia, ma la distribuisce in modo diverso. Detenere Bitcoin in self-custody garantisce il controllo totale, ma l'uso di carte, exchange o protocolli DeFi richiede comunque di fare affidamento su terze parti o smart contract. La vera domanda non è se il sistema sia totalmente decentralizzato, ma quale quota di controllo decidiamo di delegare.

Nel frattempo, l'evoluzione della moneta tradizionale muove verso forme digitali come appunto il già citato euro digitale, con tutti i suoi lati ambigui. Questi due mondi finiranno per forza di cose per coesistere all'interno dello stesso smartphone.

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Ne parlano da tempo. Per alcuni sarà un flop, per altri la rivincita europea sui circuiti di pagamento nordamericani....

Ci avviamo verso un contesto in cui non sceglieremo più semplicemente un istituto bancario, ma selezioneremo i singoli mattoni per costruire la nostra personalizzata infrastruttura finanziaria. La promessa di questa nuova finanza non è l'eliminazione automatica di ogni intermediario, ma la libertà di decidere quali funzioni gestire direttamente e a chi affidare il resto.

La banca sta smettendo di essere un edificio o un'applicazione per diventare un insieme di strumenti: la questione centrale sarà capire chi manterrà il controllo finale su questo nuovo equilibrio.

La mia risposta come consulente esperto di asset digitali è da questo punto di vista semplice:

Il controllo vero sarà mantenuto da chi avrà consapevolezza piena e operativa di tutti questi strumenti, e li potrà alternare in autonomia per difendersi dalle tempeste e dalle minacce di un sistema sempre più complesso, articolato e ambiguo.

Insomma, vincerà chi avrà gli strumenti per essere protagonista.

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